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VOX LUX – RECENSIONE

VOX LUX: UNA MISCELA DI TERRORISMO E CULTURA POP RACCONTATA DALLA REGIA DI BRADY CORBET

Un racconto della cultura contemporanea dagli occhi di una pop star

Brady Corbet, dopo il successo ottenuto per L’infanzia di un capo in concorso nella sezione Orizzonti nel 2015, presenta un secondo film, Vox Lux, questa volta nella Sezione Ufficiale.

Alla sua prima proiezione Vox Lux ha già diviso il pubblico in sala, che lo ha accolto fra fischi e forti applausi.

Un film abbastanza inclassificabile e piuttosto provocatorio, difficilmente apprezzabile dal grande pubblico, ma incredibilmente affascinante nella sua originalità.

Vox Lux è una miscela di cultura pop e terrorismo, un racconto della nostra epoca attraverso la vita di una pop star (Natalie Portman). Si alternano attacchi terroristici e canzoni, avvenimenti privati della cantante e fatti di cronaca del XXI secolo.

La musica e il terrorismo, di cui la stessa cantante Celeste è stata vittima da bambina, sono messi sullo stesso piano, raccontati con la stessa inquietudine e quell’atmosfera appariscente e decadente che accompagna tutta la pellicola.

La vita da star in Vox Lux non è raccontata come un american dream, ma come un accumulo di apparenza, ipocrisia e musica spazzatura. Celeste è costretta a spendere parole sulle vittime di un attentato che non le interessa, a rinunciare alla privacy e a creare musica sempre più azzardata e ridicola per seguire i gusti del pubblico. Ma Celeste è menefreghista e disinteressata, ed è ben lontana dal modello di star che tanto piace all’America contemporanea. Ed è per questo che la pop star è costretta ad essere nient’altro che un’ipocrita.

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Un mockumentary inquietante e decadente

Vox Lux si svolge fra il 1999 e il 2017, e si focalizza però su alcuni avvenimenti più o meno importanti della storia di Celeste. Ma è una voce fuori campo che scandisce il tempo e narra i momenti clou della sua vita grazie ad una regia che ricrea una sorta di mockumentary.

Il film ha perlopiù l’aspetto di una pellicola, e appare proprio come un documentario del futuro che analizza la società del XXI secolo, come ci suggeriscono i titoli di coda.

Vox Lux è rivestito di una patina pop-punk e di disco music dal suono volutamente impastato, confusionario e caotico, quasi a suggerirci quanto sia pacchiano e decadente il nostro secolo, e quanto sia ridondante e senza meta la nostra generazione.

Colpisce l’utilizzo della colonna sonora talvolta in netto contrasto con gli avvenimenti del film e con la fotografia sbiadita tipica della pellicola, e altre volte più onirica e inquietante che guarda con nostalgia alle sottoculture giovanili degli anni 80-90.

Un’opera intrigante, mai banale e immeritatamente fischiata a Venezia; un film che ha bisogno del suo tempo per essere digerito e forse compreso.

75/100

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