the sisters brothers film exposure

THE SISTERS BROTHERS – RECENSIONE

THE SISTERS BROTHERS: IL NEO WESTERN DI JACQUES AUDIARD, PRESENTATO IN CONCORSO AL FESTIVAL DI VENEZIA

Un western umano, sospeso fra amarezza e ironia

Jacques Audiard presenta in concorso il suo primo film in lingua inglese, nonché il suo primo western. The Sisters Brothers è fra le opere più applaudite a Venezia, e fra i lungometraggi che più ha messo d’accordo pubblico e critica.

The Sisters Brothers parla con un linguaggio semplice e scorrevole, e non stupisce il fatto che sia uno dei titoli più acclamati del festival.

The Sisters Brothers è un western moderno, lontanissimo dagli stilemi narrativi del western di genere e dai classici personaggi eroici e megalomani della frontiera americana. Audiard non vuole riproporre nessun ideale e nessuna atmosfera di quel mondo, bensì concentrarsi unicamente sulle figure dei due protagonisti.

La storia narra di due fratelli killer, Eli Sisters (John C. Reilly) e Charlie Sisters (Joaquin Phoenix), che ricevono l’ordine di eliminare John Morris, un chimico le cui scoperte potrebbero essere determinanti per la corsa all’oro, su cui sta già indagando Hermann Warm (Jake Gyllenhaal); un intreccio piuttosto tradizione che si focalizzerà tuttavia su altri aspetti nel corso della pellicola.

Il mito dell’oro è visto però in lontananza; il sogno americano sembra contenere un’accezione decadente, illusoria, e richiama un mondo western prossimo al suo declino. Si susseguono alcune immagini di paesaggi sconfinati e tramonti mozzafiato, ma principalmente la macchina da presa è focalizzata sui personaggi e i loro volti. Perché The Sisters Brothers è un western umano, un film la cui ambientazione è solo un pretesto per parlare dei sentimenti e dei comportamenti dell’uomo.

Il film è costantemente sospeso fra amarezza e ironia, e non cade mai nella commedia nera o nel dramma. Uno stile che risulta essere leggero e a tratti toccante, sensibile e amaro allo stesso tempo, apprezzabile per questo da un pubblico molto ampio. A battute brillanti si susseguono momenti di riflessione, che non sfociano mai nella banalità, ma toccano toni più umani, raramente affrontati con tanta delicatezza nei western.

L’America agli inizi della Corsa all’oro vista attraverso gli occhi di due fratelli killer

I due personaggi non hanno grande spessore, eppure funzionano nella loro semplicità. Il loro agire è messo in relazione con l’ambiente esterno, e le loro azioni non sono altro che le possibili risposte alla situazione americana di quel periodo. Per questo possiamo parlare di due personaggi coerenti che, seppur superficiali, risultano realistici e credibili.

Charlie è un uomo che non si lascia coinvolgere dall’evoluzione sociale, ma preferisce fare quello che ha sempre fatto, senza porsi domande e senza pensare ad una via d’uscita. Charlie è un personaggio che per caratteristiche e comportamenti, si trova al confine fra la vecchia America e gli inizi della Corsa all’oro. Eli, seppur sia un uomo dall’animo semplice e meno irrequieto di Charlie, desidera il cambiamento forse verso qualcosa di più civile, perché vi vede un senso maggiore di sopravvivenza.

The Sisters Brothers ci propone quindi, attraverso gli occhi dei due killer, uno spaccato di società americana di metà ‘800, nel bivio fra la società democratica e l’anarchia del Far West. Svolgono quindi un ruolo chiave John Morris (Riz Ahmed) e Hermann Warm, portatori di un ideale utopistico e progressista.

Ad accompagnare questa pellicola non mancano le due magistrali interpretazioni di Joaquin Phoenix, forse miglior attore della sua generazione, e John C. Reilly che ricopre finalmente il ruolo di protagonista. Non stupisce che la critica parli addirittura di Coppa Volpi e Premio Oscar.

Grazie alla sua sottile ironia e a quel dramma delicato che commuove lo spettatore verso la fine del film, The Sisters Brothers è stato ben accolto al Festiaval di Venezia, e potrebbe far parlare ancora di sé per un po’.

75/100

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