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SUNSET – RECENSIONE

SUNSET: IL TRAMONTO DELL’IMPERO AUSTRO-UNGARICO ATTARVERSO GLI OCCHI DI UNA RAGAZZA

Una regia ispirata a Il figlio di Saul

Dopo l’Oscar per Il figlio di Saul, Laszlo Nemes torna a dirigere un film storico, ambientato questa volta negli anni ’10, all’alba della Prima Guerra Mondiale.

Dopo aver descritto gli orrori della Shoah, Nemes si focalizza questa volta sulle vicissitudini e i sommovimenti dell’Impero Austro-ungarico all’inizio del suo crollo.

La regia di Nemes è perfettamente riconoscibile in questo secondo lungometraggio, che richiama esattamente le stesse tecniche utilizzate per Il figlio di Saul.

La macchina da presa segue allo stesso modo la protagonista, un’aspirante modista nella cappelleria dei genitori defunti, ben diversa dall’ebreo recluso nei campi di concentramento di Saul fia. Eppure il modo di inquadrarle il volto, i primi piani, i movimenti di macchina sono pressoché gli stessi del suo primo film.

L’orrore è vissuto attraverso gli occhi di questa giovane donna, Irisz Leiter, che non viene mai abbandonata dalla macchina da presa e viene seguita incessantemente per tutta la sua avventura. L’utilizzo dello sfocato è questa volta più debole e meno drammatico, lascia poco all’immaginazione dello spettatore, che a volte comprende l’ambientazione ed altre volte la immagina.

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Un film prolisso e meno d’impatto del precedente 

Tuttavia questo orrore è decisamente meno d’impatto rispetto a quello della Shoah e, a lungo andare, stanca lo spettatore che viene escluso dal dramma del film. Nelle sue 2 ore e 20 minuti Sunset finisce per risultare monotono e fiacco, non abbastanza coinvolgente per raccontare l’orrore.

Come ne Il figlio di Saul tante questioni vengono lasciate offuscate e misteriose, sebbene inizialmente Sunset sembra proporsi quasi come un thriller familiare. Nemes dedica molto spazio alla storia di Irisz continuando ad aprire dubbi e questioni sulla sua vita, senza mai portarle veramente al termine, facendo perdere gradualmente l’interesse nella vicenda.

Se Nemes voleva lasciare un alone di mistero attorno alla vicenda e lasciare che non fosse la trama la colonna portante nel film, avrebbe dovuto dargli molto meno peso e concentrarsi sull’affresco dell’Impero che viene ricreato durante il corso della pellicola, attraverso gli occhi della ragazza.

Sunset rimane tuttavia un lavoro interessante, che avrebbe però dovuto avere una regia più personale e meno ispirata a quella de Il figlio di Saul. Laszlo Nemes non può pensare di basare la sua filmografia sullo stile della sua opera prima.

Ciononostante non meritava sicuramente di essere fischiato in sala alla sua prima proiezione.

Sunset recensione
70/100

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