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Bohemian Rhapsody – Recensione

IS THIS THE REAL LIFE? IS THIS JUST FANTASY?

Un film superficiale che crea uno stereotipo di Freddie Mercury

Dopo due nomination ai Golden Globe, e tre ai Critics Choice Awards, Bohemian Rhapsody ha riscontrato un clamoroso successo di pubblico e critica, diventando il biopic musicale di maggior incasso nella storia del cinema.

Non stupisce tuttavia come un film di questo tipo possa essere acclamato dal pubblico medio, mentre viene da domandarsi come sia possible che una pellicola così mediocre come Bohemian Rhapsody possa fare incetta di premi e avere diverse possibilità di candidarsi agli Oscar 2019.

Bohemian Rhapsody si presenta come un biopic diretto al pubblico medio che conosce i Queen soltanto per le sue hits più famose e influenti.
Non c’è una ricerca approfondita né della figura di Freddie Mercury né della musica dei Queen, bensì un ritratto generico della storia del gruppo, che probabilmente avrebbe necessitato più tempo per essere descritto appieno.

Bohemian Rhapsody non sa bene quale strada imboccare, e fatica a trovare il suo linguaggio cinematografico tra il film intimista e il docu-film. Cercando probabilmente di accontentare tutti e di non rischiare, Bohemian Rhapsody si presenta come un film superficiale diretto ad uno spettatore qualunque non troppo documentato sulle vicende dello storico gruppo.

Il Freddie Mercury che ci viene presentato non va oltre quella figura già presente nell’immaginario collettivo della gente, del frontman controverso e alla costante ricerca di un’identità. Questa rappresentazione non solo crea uno stereotipo di Freddie Mercury, ma anche delle tematiche che lo riguardano, come l’Aids e l’omosessualità che viene fatta passare come un difetto di un personaggio controverso.

Freddie Mercury non è nient’altro che un’icona, un’immagine bizzarra e talvolta ridicolizzata di cui non comprendiamo le scelte e le emozioni, in quanto il film ci distrae focalizzandosi sul suo aspetto esteriore, le sue pose, i suoi dentoni e i suoi festini.

Se il film avesse cercato di fare della superficialità un aspetto determinante del film, in quanto i Queen erano i primi a voler accontentare il pubblico medio e a fare della loro immagine un mezzo di comunicazione, allora Bohemian Rhapsody avrebbe dovuto utilizzare un linguaggio differente, più freddo e analitico, invece di provare a cercare una drammaticità forzata in tutte le scene, diretta ad un pubblico dalla lacrima facile.
Con un paio di battute standard e un sottofondo di una qualunque hit dei Queen, il film pensa di potersela cavare e generare emotività nello spettatore.

bohemian rhapsody analisi

Una ricostruzione romanzata della storia dei Queen

Infastidisce il modo in cui il film vuole documentare la creazione delle canzoni più importanti, attraverso sketch ridicoli che tendono a far apparire la loro composizione musicale una semplice idea azzeccata al primo tentativo. La musica, che dovrebbe essere una colonna portante del film, viene messa in secondo piano e non viene mai approfondito il significato, il processo compositivo e le influenze esterne dei loro brani.

Il film ripropone alcuni cliché non necessari, come il rapporto conflittuale con il padre che non viene minimamente chiarito, risolto poi in una sequenza nel finale che si riallaccia banalmente con l’inizio attraverso le stesse battute. Per non parlare poi dei dialoghi infarciti di dettagli scenografici, come la rottura con Paul Prenter sotto la pioggia.

L’aspetto meno riuscito è probabilmente la ricostruzione storica dei fatti, che ad un fan accanito dei Queen farebbe sicuramente storcere il naso. I momenti clue della pellicola sono in realtà frutto di pura invenzione e viene da domandarsi se sia davvero necessario romanzare così tanto per parlare dei Queen. I Queen non si sono mai sciolti, e il Live Aid non è mai stato un motivo di ritrovo. E, in particolare, Freddie scoprì di essere malato di Aids solo successivamente al Live Aid.

Senza aggiungere un punto di vista interessante, senza approfondire alcuna tematica e portando in scena fatti fittizi, ci viene da domandarci lo scopo di questo biopic che sia differente dal voler fare incassi stellari al botteghino.
E dopo un finale di 20 minuti con una pessima computer grafica, ci risulta ormai chiaro che sarebbe stato meglio guardarsi il vero video del Live Aid, imitato da Bohemian Rhapsody con un mediocre risultato.

Insomma, oltre ad un ottimo Rami Malek (seppur molto imitativo), Bohemian Rhapsody ha veramente poco da dire e, attraverso il suo aspetto patinato e fuori luogo dal mondo del rock’n’roll, incanta lo spettatore che facilmente viene coinvolto dalla figura di Freddie Mercury.

Bohemian rhapsody analisi film recensione
50/100

Voto

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